Un’anomalìa del Sistema. Parte 1

Il Palazzo Bianco

Nella Città Senza Nome c’è una grande piazza e, giusto nel mezzo, c’è un grande palazzo bianco e rotondo, proprio uguale ad una enorme perla, il cui ingresso si trova in cima ad una lunga scalinata di marmo bianchissimo.

All’interno, c’è un grande salone, tutto di marmo, completamente vuoto e bianco, come pure il pavimento. Alle pareti, ad un’altezza di circa due metri, duecento otto nicchie contengono le statue dei Fondatori del Mondo Civile. Le statue, come ogni oggetto all’interno del palazzo, sono di purissimo marmo bianco e di splendida fattura, e sono state realizzate dai più grandi artigiani della città.

Nell centro della sala, troneggia un imponente scalinata monumentale i cui primi duecento otto gradini, delimitati da una balaustra di eccezionale bellezza, si spingono verso la parete di fondo, scomparendo nel buio. Da lì, una sconfinata spirale sale a sinistra, poggiando il lato interno sulla parete di fondo e quello esterno sulla meravigliosa balaustra. Dove termini quell’immensa scalinata, nessuno lo sa, ma salendo nel buio, fino al punto in cui le ginocchia si rifiutano di continuare, si arriva nella grande stanza dove ha sede il Sistema Centralizzato di Gestione del Credito Sociale, l’SCGCS. A quell’altezza, il buio è così profondo da poter essere toccato, ma questo non importa, perché a nessuno è concesso di entrarvi.

La grande stanza del Sistema Centralizzato di Gestione del Credito Sociale (SCGCS).

L’ingresso della grande stanza è decorato da un grande arco a tutto sesto, ai cui lati fanno bella mostra di sé due immense colonne meravigliosamente lavorate. Tutto è avvolto in un’oscurità perenne e immobile, che protegge, come una coltre spessa e impenetrabile, l’enorme supercomputer che governa il Sistema Centralizzato di Gestione del Credito Sociale, l’SCGCS. Si tratta di uno dei tre grandi Centri in cui è diviso il Sistema Centralizzato di Controllo Generale[1] del Mondo Civile.

Nella stanza, l’oscurità impedisce la vista, ma è chiaramente percepibile il ronzio dei circuiti quantici del computer e delle ventole di iperventilazione. Di tanto in tanto, una luce, ora rossa, ora verde, illumina lo spazio attorno a sé, con un leggero bip solitario, per poi scomparire nel buio da dove è venuta. Il Supercomputer è al lavoro. Un enorme groviglio di cavi e parallelepipedi di acciaio che si innalzano verso la volta e si addentrano nelle profondità della grande stanza. C’è un solo monitor nel fondo, proprio dietro un enorme chassis di lamiera nera iperventilata.

È notte. La Città senza Nome è deserta. Gli abitanti sono tutti nelle loro Unità Abitative. Stanno guardando il grande televisore acceso, che, a quest’ora trasmette i programmi creati apposta dalla Sottosezione Intrattenimento di Massa della Divisione di Psicologia Sociale del Ministero dell’Amore. Il grande televisore funziona nei due sensi, guarda e viene guardato, riceve e trasmette. È notte di tempesta, il cielo è coperto di nuvole pesanti e nere. A intervalli quasi regolari, lampi accecanti squarciano l’oscurità e potenti fulmini sconquassano il cielo, annunciando l’arrivo di un torrente impetuoso di pioggia e vento. Il Palazzo Bianco non si scompone, le grandi pietre della sua struttura hanno affrontato furie primordiali ben più terrificanti e non tremano di fronte ad un semplice temporale. E così il tempo continua a scorrere lento e tranquillo in mezzo alla polvere che copre i lunghi cavi e gli enormi cubi di metallo del supercomputer.  Nel piccolo monitor in stand by si stanno registrando le operazioni della giornata: acquisti, attribuzioni di crediti, addebiti, ammende, sottrazioni di crediti, e si stilano i report che verranno archiviati in attesa di essere richiesti. Si incrociano i dati con i supercomputer degli altri ministeri e delle altre divisioni. Non c’è bisogno di occhi umani, non c’è bisogno di alcun controllo, non c’è alcuna possibilità di errore, il lavoro del supercomputer quantico è eterno e perfetto.

Sono da poco passate le ventitré, quando un lampo di luce, potente come un sole, illumina la Città Senza Nome e, subito dopo, il tuono di mille cavalieri infernali lanciati al galoppo ne percorre le strade. Poi, un lungo istante di silenzio irreale e, infine, eccola, la folgore divina, immensa e paurosa, che squarcia la notte incendiando alberi, distruggendo i lampioni e sventrando le case: la città sembra dover soccombere di fronte a tanta furia. Nello stesso istante, nella grande stanza del Palazzo Bianco, il supercomputer quantico dell’SCGCS sta registrando una operazione di routine, l’assegnazione un credito minimo, 0,010 crediti base nel grande database centrale. Un’operazione semplice, un bit-istante di tempo, uguale a miliardi di altri bit-istanti passati e futuri. L’impulso elettrico sta attraversando il cavo gommato dalla periferica multi-porte verso la grande scheda di archiviazione. È giunto alla porta di diramazione delle informazioni quando il fulmine si abbatte con tutta la sua potenza devastante sul Palazzo. È un attimo soltanto, una leggera vibrazione, eppure qualcosa è accaduto, l’impulso sta viaggiando in una direzione anomala: alla periferica multi-porte, la leggera vibrazione del temporale ne ha deviato il percorso, di un nanometro appena, ma sufficiente a cambiarne la destinazione. Ed ecco che l’impulso che trasporta un credito minimo di 0,010 crediti base, viaggiando ad altissima velocità, giunge ad una nuova destinazione.

Una monetina

Quest’altra stanza è quadrata e si trova in fondo ad una rampa di scale che dall’ingresso conduce nella cantina e nei depositi. Ci sono delle finestrelle, in alto, che lasciano passare la furia del temporale. C’è dell’acqua per terra, i vetri sono rotti. Alle pareti sono attaccati grandi poster di monete di tutti i tipi e fogge. Al centro, coperta da pesanti strati di polvere, troneggia una Pressa per Conio modello XT9000 Plus.

Siamo fuori dal Palazzo Bianco, lontani dalla Grande Piazza, nella cantina di una palazzina dismessa e anonima, alla periferia della Città Senza Nome. Il paesaggio è molto diverso dalla bellissima Piazza centrale, siamo nei quartieri proletari, diroccati, tutti uguali, assolutamente privi di bellezza, divisi in Unità Abitative destinate agli operai. La palazzina, che porta il numero 1984/Bis, negli anni di maggior splendore è stata una delle Succursali della Tipografia Centrale, dove si stampa tutto ciò che di stampato circola nella Città Senza Nome e dove, nei primi anni della Civiltà, quando ancora il Sistema Centralizzato di Gestione del Credito Sociale era in fase di sperimentazione, la grande Pressa per Conio modello XT9000 Plus stampava le monete da dieci e venti centesimi. È proprio qui che è arrivato, al termine della sua corsa, l’impulso che trasporta il credito minimo di 0,010 crediti base. La grande pressa motorizzata ha un sussulto, poi un fremito e infine, con gioia meccatronica si avvia, il circuito integrato elabora l’informazione che diventa impulso elettrico che giunge allo stampo: (0,010 crediti base = 10 centesimi). Il colpo, secco, si confonde con l’eco del fulmine, poi la piccola stanza torna nel buio e il silenzio si riappropria di ogni cosa. Anche la grande Pressa da Conio torna nel suo stato comatoso di stand by, mentre una lucidissima monetina da dieci centesimi in lega di rame, nichel e ottone, rotola sul pavimento.


[1] Dal Compendio Generale di Diritto delle Amministrazioni, primo corso del quarto anno di formazione  dei Funzionari del Primo Livello Interno: “(omissis)… Il Sistema Centralizzato di Controllo Generale è sotto il controllo del Ministero dell’Amore. Si compone di:

  1. Centro di Raccolta e catalogazione dei desideri e delle Aspettative; esso si occupa della raccolta e dell’analisi dei dati dei Punti di Ascolto e Osservazione.
  2. Centro di Gestione del Credito Sociale; esso si occupa di elargire o sottrarre i Punti del Credito Sociale. Esso è il sistema di controllo più efficace sul popolo.
  3. Centro di Gestione della Distribuzione Globale; esso si occupa di esaudire i desideri dei cittadini della Città Senza Nome.
  4. Centro di Gestione delle Anomalie del Sistema; esso si occupa di esaminare ed eliminare ogni possibile anomalia che possa mettere in pericolo il funzionamento del Sistema Centralizzato di Controllo Generale.

(omissis)… Il computer quantico che gestisce l’SCGCS è situato nella Sala delle Ombre, nel Palazzo Bianco della Città senza Nome. Accedervi è impossibile senza l’autorizzazione del Ministero dell’Amore, che, insieme al Ministero della Verità e al Ministero dell’Odio, formano il Triumvirato. (omissis) … Il Sistema SCGDG e il Sistema SCGCS costituiscono l’unica forma permessa di scambio all’interno della Città Senza Nome. Il credito sociale si guadagna comportandosi bene, amando la Città Senza Nome e svolgendo diligentemente i compiti assegnati. Non c’è altro modo. (omissis) … Il credito sociale viene gestito, erogato e revocato dall’ SCGCS sulla base dei dati comunicati dal Sistema di Raccolta delle Aspettative e dal Sistema di Gestione della Distribuzione Globale, nonché dalle integrazioni dei dati provenienti dal Ministero dell’Odio e dal Ministero della Verità.