DYSTOPIA

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L’ultimo ricordo del mondo conosciuto è un frammento di realtà colto durante la notte, uno sprazzo di coscienza nel dormiveglia di un uomo qualunque. Il mattino che segue segna la fine della realtà conosciuta, quella comoda coperta sociale nella quale tutto è al suo posto, le persone, i loro ruoli, lui stesso. Questa realtà continua ad esistere, semplicemente egli non ne fa più parte, come un escluso, come un relitto per il quale non c’è posto negli ingranaggi sociali. Piani di realtà che si sovrappongono.

Flash n. 1

Attraverso la tapparella abbassata, filtra la luce del mattino: strisce di luce nel nero della notte. È ancora presto per alzarsi. Mi rigiro nel letto, ho freddo alle gambe. Se voglio riprendere a dormire devo mettermi in posizione fetale, sul lato sinistro. Tiro su le coperte fino a coprire la testa e, lentamente, il calore riprende possesso del mio corpo. Ora devo solo smettere di pensare. Le evanescenti strisce di luce dell’alba sono piacevoli da guardare, nel buio. Va tutto bene, sono felice, sento il calore del corpo di Maddalena accanto al mio, il suo respiro regolare e caldo. Va tutto bene. Ora devo solo smettere di pensare. È stata una piacevole giornata di sole e tutto fa credere che anche domani sarà così, una giornata di sole, luminosa e tiepida, un dono del cielo in un inverno che non vuole finire. Va tutto bene, devo solo smettere di pensare. È stata una serata piacevole. Non devo pensare. Domani si vedrà, non può succedere niente di brutto dall’oggi al domani e la mia vita scorre tranquilla e serena! Non ci sono nuvole all’orizzonte. Devo smettere di pensare. Anche con lei, è tutto così naturale. Ci amiamo. Io la amo e per la prima volta nella mia vita non mi chiedo se anche lei mi ama, non mi sento osservato, insomma, va tutto bene. Devo solo smettere di pensare.

Flash n. 2

Diavolo, sono già le otto e sto ancora dormendo! Odio alzarmi così, di corsa, senza nemmeno rendermi conto di essermi svegliato. Perché passo ore a pensare, anziché dormire, di notte? –Maddalena! Amore, dove sei? Com’è il tempo? – Niente! Nessuna risposta. Non c’è. Ma dov’è andata? Va bene, alziamoci e svegliamoci. Vado in bagno, sotto la doccia passano gli ultimi scampoli di sonno. Per andare nel bagno devo passare dalla cucina. La porta a vetri che dà nel giardino è aperta ed in casa entra l’aria fredda del mattino. Odio sentire freddo appena sveglio. Ma dove diavolo è andata così di fretta da lasciare aperta la porta della cucina? Non mi ha neppure svegliato. Strano, mi sveglia sempre, tutte le mattine, perché lei si sveglia per prima. Mi dice: – amore, svegliati. È tardi, dobbiamo alzarci. – Io mi alzo, la cerco e le do un bacio. Lei mi sorride e la giornata comincia bene. Adesso, però, non c’è. Non c’è più nemmeno il profumo del suo corpo, tra le lenzuola. Dov’è?

Faccio la doccia. Il bagno sembra una cella frigo, mancano solo i pinguini. Che frase stupida da dire! La dico tutti i giorni, da novembre ad aprile. Lei sorride ogni volta, ma credo che la trovi una frase idiota, almeno se ripetuta ogni giorno per mesi. Io non la dico per un motivo in particolare, lo faccio così, per ridere. Mi sembra simpatica, l’idea di trovare i pinguini nel bagno, che si muovono con quel fare impacciato e ti guardano, insomma, voglio solo farla sorridere. Beh, oggi ho avuto una illuminazione: è una frase stupida! Però, veramente, mancano solo i pinguini. Lei ha già fatto la doccia e tutto il bagno è coperto da una miriade di piccole goccioline trasparenti, attaccate alle piastrelle, allo specchio, al vetro della doccia. Semplici goccioline di umidità, e io odio l’umidità. Non è come quel bel vapore caldo che trovi nel bagno, di solito, quando lei ha già fatto la doccia. Quel calore che circola libero e ti avvolge, portandoti l’odore, il calore del suo corpo. No, sono solo goccioline di umidità. Voglio fare una doccia bollente, sì.

Mi spoglio. Entro nella doccia, apro l’acqua. Esco dalla doccia, non c’è acqua calda.

No, oggi non è giornata! Sto tremando come un riccio, ammesso che i ricci tremino, e non mi sono ancora lavato neppure il viso ma non me ne importa niente. Voglio solo vestirmi il più in fretta possibile, prima di pensare a qualsiasi altra cosa.

Dov’è andata? Devo preparare il caffè? Credo di sì. Devo fare in fretta, prima che torni, voglio farle una sorpresa. Prima, però, mi vesto. Jeans, maglione, scarponcini. Non ho mai capito le donne. Perché ci mettono così tanto a vestirsi? Rifaccio il letto. Non imparerò mai, il lenzuolo è sempre più lungo da un lato. Lo rifaccio, è una questione di simmetrie. Metto il caffè sul fuoco. Preparo le tovagliette per la colazione, prendo le nostre tazzine. La mia è quella sbeccata. Tempo fa mi è caduta mentre la stavo rimettendo a posto dopo averla lavata. Sono riuscito a prenderla col piede, prima che si rompesse in mille pezzi, ma è rimasta sbeccata. A me, però, piace ancora di più. Mi piacciono gli oggetti rovinati, quelli che stanno per rompersi, magari già rotti ma ancora utilizzabili. Tutto quello che uso è così, piatti, bicchieri, tazzine, posate. Mi piacciono, mi ricordano una persona cara che non c’è più e che mi manca tanto. L’ho presa da lei questa cosa degli oggetti che gli altri non vogliono. Facendo così anch’io, mi sembra che sia ancora accanto a me. Sono stupidaggini, lo so, ma mi aiutano, e poi non c’è niente di male a preferire gli oggetti che gli altri non vogliono, io ci parlo. Sì. Siamo una squadra, noi, tutti uniti dalla sorte, tutti sbeccati, in un modo o nell’altro.

La torta di mele è nel forno. L’ha fatta lei, ieri. Cioè, l’abbiamo fatta insieme, anche se io ho solo passato gli ingredienti. Ha fatto tutto lei. Però ci siamo divertiti, è stato bello. E lei sorrideva. Quando sorride mi fa sentire in paradiso. Gliel’ho detto. Dice che sono stupido, ma io l’amo. Credo di aver capito veramente cos’è l’amore solo dopo averla conosciuta. Quindi, è tutto pronto, caffè bollente, torta di mele, tazzine, tovagliette. Devo accendere l’acqua calda! È vero, ieri abbiamo staccato lo scaldino perché abbiamo acceso il forno. Non ho mai capito perché non possono coesistere scaldino e forno. Accendi uno e spegni l’altro. Se non lo fai, salta la corrente. Sarà un difetto dell’impianto.

Continua…