Sic incipit n. 6

Il sole sta sorgendo di nuovo. Intorno a me, il canto degli uccelli che salutano il nuovo giorno, come fanno da sempre, ogni giorno. Il ficodindia là in fondo, i vasi con le malve e i gerani che ho piantato: la mia famiglia.

Io resto immobile, su questi gradini di pietra consumati dal tempo e dagli uomini, cercando di sentirmi parte di questa meraviglia; controllo il respiro mentre anche l’aria, intorno a me, diventa immobile. Quante albe ho visto, seduto su questi gradini di pietra? Da quanto aspetto, contando i giorni? Faccio un rapido calcolo, non è complicato, in fondo: saranno centoventi, più o meno. Centoventi albe che mi scoprono qui, seduto a guardare il mare farsi nero, scomparire e poi ricomparire. Centoventi notti che aspetto di andarmene. Dietro di me, dietro quella porta, c’é la mia valigia. Dentro ho messo il computer, i miei libri preferiti, quelli che sono riuscito a infilarci e una foto di Marta. Non mi serve altro, sono pronto. Carlo non ha bisogno di niente, lui ha me.

Antonio Sparascio, Passo a due



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