Il tempo dell’Avvento

Riflessioni sul Natale

Il tempo dell’Avvento è un tempo strano perché, in un mondo che corre, rallenta fino a fermarsi; in un mondo che dilata i suoi confini fino a farli scomparire, si accorcia fino a diventare un tempo senza tempo. Le ore del giorno, in autunno, passano da un sostanziale equilibrio nell’equinozio, ad una riduzione lenta e progressiva. Lentamente, veniamo proiettati nel buio. All’interno di un tempo che si accorcia, il buio ci avvolge, denso, e cancella i confini della nostra ragione, gli orizzonti che delimitano il nostro spazio, i profili ben delineati, i volti cari. Restiamo soli, nudi, senza difese a contemplare l’ignoto che siamo a noi stessi.

Il tempo dell’Avvento è un tempo ordinario, tecnologico, parte del vivere quotidiano, artificialmente luminoso e ridanciano. È il tempo scandito dai nostri obiettivi, sempre più pressanti: il lavoro, la carriera, il denaro, il successo. È un tempo che non ci basta, che corre e rincorre. Noi che lo viviamo, noi tutti, siamo l’Uomo del nostro tempo e, come ci suggerisce la scienza, siamo il frutto delle nostre relazioni ma, come ci ricorda la letteratura, siamo anche uomini sempre più fragili, divisi, uomini che indossano una maschera. Uno, nessuno e centomila, ci ripete, ossessivamente, Luigi Pirandello. Protetti dalle nostre maschere, corriamo e rincorriamo il successo che continua a sfuggirci, effimero e mai sufficiente a placare l’assenza di qualcosa che non riusciamo a comprendere ma che ci fa continuare a correre e rincorrere, in un grottesco girotondo . Non proviamo alcuna vergogna, perché è l’etica di questo tempo a dirci che è giusto rincorrere il proprio successo, il progetto dei nostri giorni. Il tempo ordinario dell’Avvento è un tempo relativo, senza punti di riferimento se non mobili e adattabili alle nostre volubili necessità. È l’etica del qui e ora, del tutto e subito, perché tutto è diventato possibile. Gli Dei non sono mai stati così lontani e piccoli, nei confronti dell’Uomo tecnologico che, dal suo canto, non ne ha più bisogno, perché l’Uomo è il Dio di sé stesso e la tecnologia è il suo miracolo. È il tempo della tracotanza, il più grave dei peccati.

Ma per chi lo cerca, per chi riesce a coglierlo, il tempo dell’Avvento è il tempo spirituale che ci dona l’ebbrezza dell’attesa, del cammino interiore alla ricerca di sé, di quello specchio che ci riflette e che spesso è ridotto in milioni di miliardi di piccolissime schegge che, come in un caleidoscopio, continuano a riflettere, ognuna per proprio conto, una piccolissima parte di noi. Questo è un tempo morale, che ci mette davanti i suoi punti di riferimento eterni e immutabili, è il tempo che cerca di placare il vuoto che sentiamo dentro. Chi cerca questo tempo, si incammina nel buio con il bastone della propria storia e cerca conforto alla propria debolezza nell’idea di giustizia, temperanza, coraggio, saggezza. È un tempo che ci promette la luce di un solstizio da venire, il sole a mezzanotte, il cielo che si unisce alla terra, Dio che diventa Uomo. È una nuova epifania.

Il tempo dell’Avvento è un tempo strano perché si mostra a noi per come noi vogliamo vederlo.

Buon Natale.



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