Scambiamoci una poesia

Anche il saluto, di questi tempi, ha perso il suo senso. Almeno per me. Non riesco a vedere il senso di salutare qualcuno che indossa una maschera e mi tiene a distanza porgendomi penosamente il gomito nel quale probabilmente ha già starnutito. Questa è la nuova civiltà. E io non ne faccio parte. Non so perché, non so quando è accaduto che la mia strada ha preso una direzione diversa. Ma non è bello. Solo questo so e che non trovo un posto e un modo e un motivo se non in me. Come so che non tornerei indietro per niente al mondo.

che importa dove, se rimango me stesso; e cosa dovrei essere, se non tutto?

J. Milton, Il Paradiso perduto

Cercare qualcuno a cui parlare. Ma come, se la lingua è simile e non il senso?

Per questo ho deciso di parlarvi con la poesia. Non sono un poeta, mi vergognerei di scrivere versi se non per nutrire il mio spirito oltre il limite del discorso e dei suoi trabocchetti. Ci ho provato ma non so dirvi con che risultati. Però amo i bei versi, quelli che ti toccano e ti illuminano il buio che hai dentro, fino al fondo. Oppure ti tolgono il peso della materia e ti liberano.

Mi piacerebbe scambiarci una poesia, di tanto in tanto, una di quelle che amiamo. E sono tante che resti lì ore con la mente che gira a vuoto alla ricerca di quella più bella; questa, no quest’altra. E questa? Ripetuto mille e mille volte. A me succede. E se succede a me, succede anche a voi, o a te, che stai leggendo queste parole e non hai ancora cambiato canale.

Scambiamoci una poesia, vuoi? Io inizio così, con un’autrice della mia terra, che non conoscevo, per ignoranza, lo so. Del resto, questo è il Circolo degli Ignoranti. E’ una poesia di Claudia Ruggeri, una poetessa vera, che mi ha colpito alla prima lettura come un pugno. L’ho amata subito. La sua vita mi è passata accanto. Avrei tanto voluto conoscerla.

Non cambiarmi le valvole padrone non cambiare i miei circuiti logori ma lasciami morire. Ritorna alla tua terra tra le stelle, lasciami sola in questo mondo ostile ove l’acciaio non resiste agli acidi. 

Ben altre sfere e ruote gireranno per te nell’universo ed io fioca scintilla nell’infinita fiamma lascia che in questo istante mi consumi. 

Nel mio cervello elettrico solo un circuito ancora regge il carico, quello della preghiera, perciò ti prego non cambiar le valvole, non aggiustare i miei circuiti logori ma lasciami morire. 

Oh si ti prego, lasciami morire. 

Claudia Ruggeri